L’Abbazia di Fossanova e la Cattedrale di Nostra Signora

uando osserviamo la Cattedrale della Abbazia di Fossanova noi osserviamo la più perfetta applicazione del pensiero di San Bernardo di Chiaravalle. Ho premesso nel titolo che la cattedrale si chiama di Nostra Signora, Notre Dame nella intestazione originale, perchè questo era un ordine perentorio di San Bernardo: ” E’ stabilito che tutti i nostri monasteri e le nostre chiese debbano essere dedicati in onore della Regina del cielo e della terra”. San Bernardo è noto per tre grandi cose, la rifondazione dell’Ordine Cistercense, la fondazione dell’Ordine Templare, e la concettualizazione della dimensione interna della chiesa come luogo mistico al di fuori del tempo e dello spazio. Una architettura divina dove lo spazio doveva essere lo spazio dello spirito, la costruzione di un tempio era una impresa sia materiale che spirituale, con la convinzione che la stessa pianta dell’edificio fosse tracciata da Dio. Il costruttore di cattedrali cercava in ultima analisi la via d’unione con Dio nella perfezione del proprio mestiere. La caratteristica saliente dell’architettura bernardiana e gotica in genere, non consiste nelle sculture o nei dipinti, ma nell’uso della luce mirata e nell’armonia degli elementi su cui poggia la struttura architettonica, costruita a partire da una misura espressa in formule geometriche. Gran parte di questa teoria era stata ripresa fino al secolo XII dal trattato “De Musica” di Sant’Agostino, che faceva eco, a sua volta, al misticismo pitagorico e neoplatonico, radicato su principi geometrici e numerici, e San Bernardo, insieme ai membri della scuola di Chartres è un portavoce autorevole del pensiero agostiniano. L’influsso esercitato da Bernardo  è presente non solo sull’architettura, ma su ogni manufatto artistico cistercense. Possiamo quindi parlare di una estetica bernardiana, anche se a prima vista, l’arte dei cistercensi sembra povera e disadorna, tuttavia, ad un attento esame essa risulta fortemente simbolica.

Essa è veicolo di una nuova era di rigore ascetico. di concentrazione spirituale. L’arte cistercense, non si riferisce ai sensi, ma alla ragione nella chiarezza e semplicità di rapporti geometrici. La novità dell’architettura cistercense, codificata da Bernardo e comunemente denominata Pianta Bernardiana, nei confronti di quella monastica in genere, consiste nella distribuzione dello spazio puro come un cristallo e razionale come un solido geometrico. Una ipotesi che è stata varie volte presentata è che gli spazi dell’abitato monastico cistercense dipendano dalla descrizione della Gerusalemme celeste, come risulta nei capitoli 21 e 22 dell’Apocalisse di Giovanni. Schematizzando al massimo la Gerusalemme giovannea si presenta con due caratteristiche fondamentali: la città preziosa e la città quadrata e misurata. E’ possibile confrontare l’abbazia cistercense con gli elementi emergenti della città quadrata e misurata. Le caratteristiche (o il codice progettuale) della Gerusalemme celeste sono:

  • L’angelo con la canna d’oro per misurare la città (Ap. 21,15);
  • Le mura di cinta della città (Ap. 21, 17);
  • La città quadrata e cubica (Ap. 21, 16);
  • I basamenti (Ap. 21, 14);
  • Il fiume d’acqua viva al centro (Ap. 22, 1 e 3);
  • I numeri ricorrenti: tre, quattro, dodici e loro multipli.

Naturalmente questo discorso va visto come ispirazione anche perchè non possiamo riprodurre le identiche dimensioni, materialmente improponibili, della descrizione letterale di Giovanni, ma è importante considerarne i simboli di cui essa è portatrice: forma, misura e numeri.

Ma torniamo alla cattedrale, se guardiamo la chiesa dell’abbazia notiamo alcuni particolari interessanti: la sezione è uguale alle grandi cattedrali gotiche francesi e la sua struttura come quest’ultime è costruita non a mattoni ma a blocchi di pietra levigata squadrata dagli scalpellini al di fuori del recinto sacro secondo la tradizione del tempio di Re Salomone, ed assemblati all’interno della chiesa senza usare oggetti di metallo. Ogni blocco veniva scolpito dal muratore, glifato con una sigla propria dell’artefice e poi assemblato come i mattoncini delle costruzioni dei bambini, quasi senza calce tanto erano precisi. Lo stesso sistema costruttivo fu usato nella costruzione delle cattedrali gotiche ma qui si dovette ricorrere all’artificio degli archi rampanti perchè la pietra arenarie con cui erano fatte non reggeva al peso del carico essendo più friabile. Non dobbiamo dimenticare il rosone che è la parte migliore della costruzione. La chiesa è orientata da est ad ovest ed il rosone proietta la sua luce migliore verso sera quando i raggi del sole che tramonta illuminano l’abside producendo un bellissimo effetto di luce e si può apprezzare quello che diceva San Bernardo quando affermava che la chiesa doveva essere costruita con lo spirito, la pietra, e la luce. L’altra cosa importante fatta da San Bernardo è quella di fondare l’Ordine dei eTemplari.

Questi monaci guerrieri erano presenti a Fossanova ma nel periodo in cui l’Abbazia fu costituita non avevano ancora ottenuto il riconoscimento papale cosa che ottennero due anni dopo, per cui il loro nome non figura nei documenti conventuali ed erano citati solo come conversi. Infatti i conversi che si trovavano nell’abbazia non erano laici che si occupavano del lavoro manuale ma soldati impiegati in compiti di difesa. Infatti nella strutturazione iniziale l’abbazia era fortificata, la chiesa era utilizzata solo dai membri interni, ed era presenti feritoie di difesa ancora visibili a destra dell’ingresso dell’abbazia. Proprio la presenza templare è il fulcro del “Giallo” di Fossanova, di che si tratta? Per prima cosa un decreto papale decide della costruzione dell’Abbazia. Poco dopo la costruzione Federico Barbarossa fa una grossa donazione al cantiere, il che è singolare perchè si trattava di una località apparentemente priva di importanza e il Barbarossa non faceva niente per niente.

Dopodichè numerosi personaggi cominciano ad elargire oboli in quantità quasi ad acquisire un merito, fino al momento in cui Federico II, nipote del Barbarossa fa anche lui una donazione e pretende che venga sostituito il portale centrale e chiusi i laterali. Il portale viene fatto uguale a quello di Castel del Monte e le decorazioni “cosmatesche” sul timpano riportano a mosaico una squadra e un compasso. In tutto questo viene sostituita l’architrave che riportava il nome del nonno e la dedica a lui fatta. In tutto questo entusiasmo di donazioni la Abbazia continuava a non accettare ospiti per cui entrambi gli imperatori dovettero essere ospitati a Casamari.

Nel 1274 San Tommaso d’Aquino in viaggio per il concilio di Lione fa una deviazione e anzichè passare per la strada principale passando per Casamari, devia e si fa ospitare a Fossanova, è vecchio e malato, morirà dopo pochi giorni. Ora a noi sorge la domanda: cosa era custodito a Fossanova di così importante? Cosa c’era da meritare tanta attenzione, per cui imperatori facevano munifici lasciti e santi desideravano di finire i loro giorni li accanto, purtroppo non lo sappiamo, possiamo fare solo delle ipotesi, perchè ciò che non è provato è solo un ipotesi. La principale è quella che dice che l’abbazia fu costruita per una destinazione ben precisa. la custodia dell’Arca della Alleanza. Quando i primi cavalieri templari arrivarono a Gerusalemme si fecero assegnare uno spazio apparentemente senza importanza quella che ora viene chiamata la spianata delle moschee cioè lo spazio su cui sorgeva il tempio di re Salomone. Immediatamente dopo cominciarono a scavare nel sottosuolo dove anticamente c’erano dei cunicoli e delle gallerie, i lavori furono imponenti infatti ancora adesso sono visibili le grandi sale che costituiscono quelle che vengono impropriamente chiamate cave ma che cave non sono perchè la pietra che ne fa parte è gialla mentre Gerusalemme è costruita con una pietra rosata, per cui ne deduciamo che non si tratta di materiale da costruzione. Del resto si è sempre detto che gli ebrei durante l’assedio di Gerusalemme da parte dei babilonesi prima e dei romano dopo nascondessero il tesoro del tempio nei cunicoli sottostanti.

Dunque i templari cercarono e trovarono l’Arca e la portarono in Francia, ma San Bernardo riteneva che dovesse essere nella sede della cristianità, Ma Roma fu per lui una grossa delusione la trovò corrotta ed infida lo dice lui tesso nei suoi scritti, per cui decise che dovesse essere il più vicino possibile alla capitale, ma nche protetta dalla corruzione e si decise per Fossanova un luogo ad una giornata di cavallo da Roma ma al centro di una zona paludosa e quindi ben protetta sia dal mare che da terra. Guarnigioni templari inoltre erano dislocate nei comuni vicini, e la zona molto fertile avrebbe in ogni caso assicurato la sussistenza delle persone che vi abitavano. Questo spiega il viavai di imperatori e di grossi personaggi che venivano apposta in questo luogo appartato e fuori dai normali percorsi. Facciamo adesso una rapida carrellata sulle varie parti della abbazia. La chiesa cistercense in questo periodo e nei secoli immediatamente successivi è riservata solo ai monaci. Perciò il corpo longitudinale è diviso in due parti: quello verso il transetto è riservata ai monaci ed in questa sezione è collocato il coro. A metà della navata centrale è inserita una balaustra dove sono appoggiati i banchi per gli infermi. L’altra sezione, verso la facciata è destinata ad accogliere il coro dei fratelli conversi.

Nella retrofacciata, sono addossati i banchi per i conversi infermi. Oltre il portone sulla facciata, vi sono cinque porte con precise funzioni.

Il transetto ne ha tre: una sulla parete sinistra, la “porta dei morti” che immette nel cimitero, le altre due sul lato destro, una introduce nella sagrestia e l’altra che mette in comunicazione la chiesa con il dormitorio dei monaci attraverso una scala, la quarta, all’altezza del coro dei monaci che permette l’accesso al chiostro; Infine, nella prima campata della navata laterale di destra, la porta di accesso in chiostro dei conversi. Il chiostro.

Il termine chiostro, (dal latino claustrum, luogo chiuso) indica il cortile interno di un monastero, compreso tra la chiesa e i vari fabbricati monastici dei quali costituisce l’elemento di comunicazione e di disimpegno, cinto di porticati. questo spazio quadrato, è il centro della stessa abbazia. Il chiostro è addossato alla parete della navata laterale destra (Sud) della chiesa. Dal chiostro si accede a tutti gli altri spazi riservati alla vita dei monaci: chiesa, sala capitolare, parlatorio, sala dei monaci, calefactorium, refettorio, cucina e dormitorio e ad Ovest all’ala riservata ai fratelli conversi è costruito in pietra.

Nel chiostro i monaci si riuniscono prima e dopo i lavori, vi formano le processioni nelle maggiori solennità dell’anno liturgico. Nel chiostro, al termine di ogni giornata l’intera comunità si ritrova per la lettura spirituale prima del canto di Compieta. Il lato destinato all’ascolto della lettura è quello lungo la galleria Nord, fornito di un sedile in pietra. La sala capitolare “Tutte le volte che in monastero si devono trattare questioni importanti, l’abate convochi tutta la comunità, ed esponga lui stesso di che si tratti e udito il consiglio dei fratelli, consideri la cosa dentro di se, e faccia quel che giudicherà più utile, è per questo che abbiamo detto di convocare tutti a consiglio, perchè spesso è al più giovane che Dio rivela la decisione migliore” … “Se infine si tratta di affari del monastero di minore importanza, ricorra semplicemente al consiglio degli anziani, come è scritto: fa tutto con il consiglio e alla fine dell ‘azione non ti pentirai”, (Regola, Cap. III). Da quanto detto si vede come il capitolo monastico rappresenti un momento in cui viene dato a ciascun monaco il diritto di esprimere liberamente il proprio parere su tutte le questioni che riguardano il monastero, la vita e gli interessi della comunità. La sala capitolare è un ambiente quadrato, suddiviso da due navate. La copertura si presenta a volta. Dopo la chiesa e il chiostro è certamente il luogo più importante per l’abbazia. In questa sala si conclude ogni giorno l’Ufficio di Prima con la lettura del Martirologio, con le rogazioni sui lavori dei campi e con la lettura di un capitolo della Regola di san Benedetto. Qui l’abate pronunzia i Sermoni alla comunità nei giorni festivi ed in occasioni particolari. In essa ha luogo il capitolo delle colpe durante il quale i monaci si accusano spontaneamente delle mancanze esterne e pubbliche contro la regola. Vi si svolgono anche le riunioni comunitarie per questioni riguardanti il monastero, come l’elezione dell’abate, l’ammissione al noviziato e alla professione dei consigli evangelici, gli acquisti e le vendite dei terreni e tutti i problemi di una certa importanza. Particolare fondamentale è il fatto che frontalmente alla sedia del priore e precisamente sul lato sinistro della porta di ingresso era inciso sulla pietra un simbolo molto antico e che ritroviamo nello stesso punto in tutte le chiese bernardiane: il labirinto di Salomone. Nella tradizione cabalistica ripresa dagli alchimisti, il labirinto svolgerebbe una funzione magica e sarebbe uno dei segreti attribuiti a Salomone è perciò che il labirinto è sempre presente nelle cattedrali e nelle abbazie, nel pavimenti spesso lo ritroviamo come una serie di cerchi concentrici interrotti, in modo da formare un tragitto bizzarro e inestricabile. Il labirinto di Salomone, secondo gli alchimisti sarebbe un’immagine dell’intero lavoro dell’opera, con le sue difficoltà, e la via da seguire per raggiungere il centro dove avviene il combattimento tra le due nature, e il cammino che l’artista deve percorrere per uscirne (Fulcanelli). Questa interpretazione si ricollegherebbe a quella delle dottrine ascetico-mistiche: concentrarsi su se stessi, attraverso i mille cammini delle sensazioni, delle emozioni e delle idee, sopprimendo ogni impedimento all’intuizione pura e ritornare alla luce senza smarrirsi nei giri del labirinto. L’andata e il ritorno nel labirinto sarebbe il simbolo della morte e della risurrezione spirituali. Il Priore quando doveva prendere qualche decisione aveva questo simbolo davanti con funzione di ispirazione. Il passaggio Il piccolo vano, a forma di corridoio che dal chiostro comunica con la parte esterna ad oriente dell’abbazia, è un ambiente di passaggio che si trova tra la sala capitolare e la sala dei monaci. Pur nelle sue modeste dimensioni doveva avere più destinazioni, tenendo presenti alcune disposizioni delle consuetudini. Prima di tutto costituiva il passaggio dei monaci dal chiostro ai terreni lavorativi situati entro le mura della clausura. Inoltre doveva costituire il luogo dove il Priore assegnava il lavoro giornaliero. Infine, secondo gli “Ecclesiastica Officia” doveva essere il luogo dove, in caso di necessità, si poteva conversare con i confratelli, con il Priore o con gli altri dignitari. La sala dei monaci, l’ultima parte del lato orientale del chiostro, è costituita da un ambiente comunemente denominato “sala dei monaci”. Le dimensioni sono molto variabili e dipendono quasi sempre dalla più o meno solida consistenza economica. Lo stile, semplice e severo, alle volte diventa imponente e maestoso per le sue inconsuete dimensioni. In genere la sala divisa da una o due serie di colonne che ne scandiscono gli spazi con un sorprendente rigore geometrico In questa sala i monaci svolgevano i lavori che non potevano essere eseguiti all’aperto, specialmente durante le piogge o la cattiva stagione. Essa serviva forse anche come luogo di incontro, sala di studio e, in alcuni casi come Scriptorium.

Il dormitorio dei monaci La Regola di san Benedetto stabilisce alcune norme specifiche per il dormitorio, quando afferma: “Ciascun monaco dorma in un letto separato. Riceva l ‘occorrente per il letto conformemente all’uso monastico e secondo quando dispone l’abate. Se è possibile dormano tutti in un solo ambiente”. (Regola, cap. 22). Tutto il piano superiore, dalla sagrestia alla sala dei monaci, costituiva il loro dormitorio. Vi si accedeva sia dal transetto destro della chiesa che dal chiostro è una grande sala rettangolare. Le mura sono molto spesse, le volte pesanti, le finestre strette è rare servono a rendere meno fredda la sala durante le stagioni rigide.

 

Il calefactorium

Il lato Sud del chiostro inizia con il Calefactorium, cioè un ambiente riscaldato, munito di un grande camino dove i monaci vi si recavano prima di tutto nelle circostanze previste dagli “Ecclesiastica Officia”, nei giorni particolarmente freddi e durante gli intervalli dell’Ufficio divino notturno. Molto probabilmente, prima di andare a letto, i

monaci sostavano in questa sala per riscaldarsi. Inoltre era frequentato dagli amanuensi per preparare gli inchiostri, le pergamene e sciogliere i colori per i lavori dello Scriptorium. Il lavabo La presenza di un corso d’acqua era una delle condizioni indispensabili per la scelta del luogo ove costruire un’abbazia. l’acqua veniva incanalata, oltrechè nella cucina e nei servizi, anche nel chiostro. Il lavabo è collocato nel lato del chiostro più vicino al refettorio, leggermente spostato verso l’ala dei fratelli conversi e di fronte all’ingresso del refettorio. doveva avere diversi getti d’acqua per permettere a più monaci di lavarsi contemporaneamente al mattino, di bere e di compiere le rituali abluzioni, secondo le disposizioni degli “Ecclesiastica Officia” e delle

consuetudini. Il lavabo è circondato e coperto da un padiglione per riparare dal freddo o dalla pioggia.

 

Il refettorio dei monaci

I monaci devono prendere i pasti in comune nel refettorio. Per quanto riguarda il cibo la bevanda e l’ora dei pasti la Regola di san Benedetto ne determina anche i dettagli (Regola, cap. 39-41). Le consuetudini Cistercensi sono ancora più minuziose. La Regola prescrive la lettura durante i pasti, per cui è giustificata la presenza di un pulpito sul lato ovest, da dove i monaci lettori, a turni settimanali, leggevano la Sacra Scrittura o un libro spirituale, tradizione ancor oggi conservata. Nelle prime costruzioni delle abbazie cistercensi, seguendo la tradizione benedettina, il refettorio era parallelo al lato Sud del chiostro. Ma, in seguito con l’aumento del numero dei monaci, se ne cambiò l’orientamento costruendolo perpendicolarmente rispetto al chiostro. La nuova

posizione permetteva, in caso di un ulteriore aumento, di prolungare facilmente la costruzione secondo nuove necessità. Dal punto di vista architettonico il refettorio si presenta senza pilastri centrali. La cucina La cucina, quasi sempre di dimensioni modeste, rispetto agli altri ambienti dell’abbazia, è situata accanto al refettorio dei monaci. Nessuno poteva accedervi se non i cucinieri di turno. Solo eccezionalmente, quando il calefactorium era spento, vi avevano accesso gli amanuensi per preparare gli inchiostri e le pergamene o il sagrestano per prendere il fuoco necessario agli usi liturgici cioè per l’incenso e per l’accensione delle candele, secondo le particolareggiate e numerosissime disposizioni raccolte in vari punti degli Ecclesiastica Officia. La distribuzione interna della cucina dipendeva dalla posizione del camino Sulla parete rispondente al refettorio dei monaci e su quella dei conversi si aprivano due finestre che servivano da passa-vivande.

 

Il dispensarium

Con il dispensarium inizia il braccio dell’abbazia riversato ai fratelli conversi. “Religiosi laici, vincolati a tutti gli obblighi fondamentali della vita religiosa, eccetto l’ufficio liturgico, e costituenti una classe a sè stante. Tutte le altre caratteristiche dello statuto dei conversi derivano da questi principi: i lavori manuali sono loro riservati proprio perchè non sono chierici e, quindi non preparati affatto ad attività intellettuali; e quella specializzazione in compiti materiali li esclude dal governo”. L’abitato dei fratelli conversi è separato dalla parete occidentale del chiostro da un corridoio detto passaggio dei conversi. Il dispensarium serviva come deposito, magazzino e sala di lavoro, per le molteplici attività che i conversi svolgevano all’interno del monastero.

 

Il refettorio e il dormitorio dei conversi

Un piccolo corridoio separava il dispensarium dal refettorio dei fratelli conversi che costituiva, in moltissimi casi, l’ingresso principale all’abbazia. L’analogia per quanto riguarda l’eleganza degli spazi, la semplicità e l’imponenza architettonica, della sala dei monaci con il dispensarium, del refettorio e del dormitorio dei monaci con il refettorio e il dormitorio dei fratelli conversi è sorprendente e significativa. La bellezza e la similitudine di questi luoghi non lascia intendere la profonda differenza giuridica che esisteva invece tra i due gruppi di religiosi per quanto riguarda invece il dormitorio

gli spazi divisi in una serie di colonne. A Fossanova come abbiamo già detto la struttura esterna era munita di feritoie su tutto il lato di competenza dei templari in più alla cinta muraria che proteggeva tutto il complesso, di questo poco rimane con le successive ristrutturazioni.

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