Il Passo Rituale

romani attribuivano al lato sinistro il carattere malefico e, pertanto, badavano a non varcare alcuna soglia con il piede sinistro, per non introdurre elementi malefici nel luogo di ingresso. Nel Tempio, al contrario, i fratelli entrano ritualmente col piede sinistro, trascinando il destro sino ad unire i due talloni a squadra. L’effetto scenico è quello di una rigidità della gamba destra, che ricorda l’asimmetria deambulatoria propria dello zoppo. Il Tempio, oltre che nella realtà superiore, avendo per volta il cielo, si colloca anche nella realtà inféra, cioè il punto di contatto tra i due mondi ed, al contempo, la loro somma. In esso, infatti, l’iniziando entra con gli occhi bendati, ossia cieco, per significare che cerca la Luce. Ma i ciechi e talvolta anche gli zoppi, sono spesso gli “Aedi”, i veggenti della tradizione classica.

Come dicevamo in Loggia si entra con un passo che simula l’azzoppamento. Quel piede che varcò la porta dell’Ade venne marchiato in modo incancellabile e reca il segno del divino (Odissea). In esso si legge l’asimmetria tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Con esso lo zoppo cammina nei due mondi: con il piede sinistro negli inferi, con il destro nella realtà superiore.

Ulisse, il quale, come è noto, giunge alle porte dell’Ade, viene segnato da una cicatrice sulla gamba. Il dio latino Saturno viene spesso raffigurato con una gamba di legno e Luciano il noto favolista greco, descrive Crono, per lo più identificato con Saturno, come un vecchio gottoso. Achille presenta un tallone vulnerabile, che lo condurrà alla morte. Ceculo, l’altro dio dei morti dei popoli del Lazio, marcia, come tutti i suoi seguaci, con un piede nudo. Esso è ambiguamente al contempo cieco e invisibile. Ceculo era il figlio del dio Vulcano “tramite” delle iniziazioni metallurgiche. Abbiamo di fronte, in questo caso, la figura dell’eroe, al contempo, debole anche di vista, come si deduce dal nome stesso, e con un calzare solo. Nella scena d’iniziazione riprodotta in un affresco del I° secolo a.C. nella villa dei Misteri di Pompei, Dioniso riverso è raffigurato con il piede destro nudo. Efesto, fabbro degli Dei dell’Olimpo, è zoppo, ed in genere, sono zoppi, guerci, monchi o storpiati anche gli dei, anche di altre mitologie, i quali detengono il segreto del fuoco e della lavorazione dei metalli. Anche alcuni personaggi realmente esistiti, ma avvolti nella leggenda, non sfuggono a questo stigma: Pitagora dalla coscia d’oro ed Empedocle che scompare nell’Etna, lasciando come unica traccia di sé un sandalo di bronzo, lanciato fuori dal vulcano.

 

Lo squilibrio dell’incedere e l’asimmetria deambulatoria, dunque, passano attraverso fenomeni apparentemente differenti, ma, probabilmente, equivalenti sul piano simbolico, quali il camminare con un piede scalzo, inciampare, saltellare, avere una gamba od un piede ferito o vulnerabile, trascinare una gamba, addirittura, zoppicare. L’asimmetria non può che indicare un qualche cosa di diverso dall’uomo, un dualismo che trascende il nostro mondo, quello dei vivi.

La asimmetria, il dualismo essenziale vivo-morto, trova riscontro in altri dualismi quale bene-male, maschio-femmina, bianco-nero, quest’ultimo, in particolare, assume espressione simbolica nel vessillo templare, il Beauceant, e nel pavimento a scacchiera dei Tempio massonico. Tuttavia ciò che più conta nell’iniziazione massonica è la ricerca di un superamento di questi dualismi, in una sintesi che renda possibile, a livello appunto essenziale, la comunicazione di questo con l’altro mondo, del trascendente con l’immanente, dell’individuale e dell’universale, simboleggiata dalla figura alchemica del Rebis.

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