Ingresso al Tempio

’ingresso al Tempio come idea ha sempre coinciso con le particolari cerimonie di ammissione che introduceva un profano fra le mura, dove la presenza della Divinità si manifestava attraverso i simboli viventi della Scienza Sacra. Il Tempio del quale intendiamo parlare si trova ovunque, ma gli esseri umani non sanno neppure che esiste, per cui non sono in grado di penetrarvi. Da un punto di vista strettamente geografico ed astronomico, possiamo dire che tutti noi indistintamente veniamo al Mondo all’interno del Tempio, anche se pochi nel corso dell’esistenza sono destinati a rendersene conto. Il Tempio è l’Universo, ovvero tutto ciò che i nostri organi sensoriali riescono a percepire e la nostra mente riesce a pensare, a concepire e ad immaginare. Il passo che consente all’uomo di varcare una tale soglia è costituito dalla consapevolezza di una Legge Unica, dalla quale discende ogni altra Legge che regola i vari aspetti della manifestazione divina attraverso la Natura. A prima vista, tutto ciò può apparire piuttosto semplice. La consacrazione della coscienza al Tempio dell’Universo corrisponde ad un profondo risveglio dell’essere umano che, giunto ad un certo stadio di evoluzione, comincia effettivamente a rendersi conto che ogni più piccola trasformazione dell’ambiente circostante, del suo corpo o del suo medesimo stato d’animo obbedisce ad una evidente concatenazione di Leggi sottili.

L’ingresso al Tempio può essere compiuto in qualsiasi circostanza, nell’intimità della casa oppure nel luogo di lavoro, d’estate sulla spiaggia in compagnia degli amici,o magari nel pieno dell’inverno guidando in autostrada. L’essenziale sta nel cominciare a rendersi conto che il Mondo non è uno scenario virtuale o un fondale di teatro. Il Tempio, inteso come struttura vivente composta da un preciso sviluppo di sale e corridoi che introducono ad una visione più diretta ed immediata del Divino, è intorno a noi, ovunque ci troviamo, ma è anche dentro di noi, ia partire dallo stato mentale che sperimentiamo in questo preciso momento. Tutto sta nel fermare per un istante il vertiginoso roteare della mente, che solitamente ci stordisce e ci ipnotizza, per volgere invece l’attenzione all’estrema semplicità nella quale si susseguono le cause e gli effetti di ciò che abbiamo dentro ed intorno. In altre parole, per varcare la soglia delle sacre mura dobbiamo accettare di vedere che nascendo siamo entrati a far parte di qualcosa di grande, anzi di immenso. Qualcosa che vive, respira e si esprime in milioni di modi diversi, fuori e dentro di noi, per quanto ci viene dato di sapere, fin dove la mente è in grado di spingersi con il pensiero.

L’unica Entità che si possa considerare come davvero esistente fra tutte le apparenze illusorie che abbiamo intorno, con la quale dobbiamo imparare a dialogare ed a prendere confidenza. à In tal senso, l’entrata nel Tempio rappresenta il primo passo sulla strada tracciata da una Scienza antichissima che, al contrario di quanto viene ammesso dalla cultura attuale, contempla solamente il metodo “soggettivo”. Un metodo di verifica diretta e strettamente individuale, per il quale ogni esperienza deve essere vissuta con piena consapevolezza da chi sperimenta la vita attraverso se stesso, e soprattutto ogni comprensione deve sbocciare da una certezza interiore, garantita a sua volta da una estrema neutralità, raggiunta con successivi aggiustamenti. In questo caso è il pieno equilibrio interiore a conferire la sicurezza di ciò che si va osservan- do e deducendo. La disciplina di cui stiamo parlando ha assunto nel tempo nomi e connotazioni diverse, ed è giunta fino a noi, nonostante le persecuzioni politiche, e i furori teologici o le contaminazioni varie, grazie all’umiltà, alla saggezza, all’estrema discrezione ed al silenzio dei suoi fedeli cultori. Si tratta della “Scienza Sacra” egizia, o “Magia Caldea”, i Greci la chiamavano “Misteri eleusini” e gli Etruschi come “Disciplina Italica””, oppure “l’Occultismo” e “l`Alchimia”.

Una lunga Tradizione, la cui origine si perde nella notte dei tempi in cui forse una Civiltà a noi ignota sprofondò sulle proprie rovine o, come ci tramandano le antiche scritture, venne sommersa dal mare, lasciandoci l’Insegnamento di una Conoscenza tuttora insuperata. Partendo da simili premesse, risulta evidente che l’ingresso al Tempio può essere visto tanto come un risveglio interiore alla realtà del Creato quanto come una accettazione dell’individuo all’interno di una ben definita organizzazione sacerdotale. Sempre in tal senso, il termine “profano”, dal latino “pro fanum”, (colui che rimane davanti al fano, ovvero all’edificio sacro), può indicare sia la persona che non si è ancora resa conto di essere venuta al Mondo in un Tempio Vivente e senza sapere di essere parte dell’Unità Universale, sia colui che non è ammesso fra le mura destinate al culto, ed è quindi costretto a seguire le cerimonie sacre rimanendo all’esterno. L’“Iniziato”, al contrario, sperimenta duplicemente la propria appartenenza consapevole all’Ordine dell’Universo ed all’Insegnamento che viene impartito all’interno della casta sacerdotale.

L’ingresso al Tempio, in qualsiasi modo lo si voglia intendere, non passa solamente attraverso lo studio di polverosi volumi, nè tantomeno si ottiene in virtù di razionali dimostrazioni matematiche. Il Silenzio, a cui per innumerevoli volte accennano i testi ermetici attraverso i secoli, costituisce pertanto uno stato mentale in cui l’Ingiziato si immerge. Uno stato di pace che il clamore del Mondo non è in grado di distruggere. è così che ancora oggi accingersi a penetrare nella Conoscenza significa varcare la soglia di un Mondo diverso e prendere contatto con la freschezza rigenerante di una immemorabile corrente di pensiero, che conduce al “Sancta Sanctorum” del proprio Essere. il vero Laboratorio nel quale l’alchimista pratica da sempre per ottenere la “polvere di proiezione”, I“’elisir di lunga vita” e la “Pietra filosofale” consiste nel proprio medesimo corpo, nella propria Psiche e nella propria mente. Ovunque vada e qualunque cosa gli possa accadere, l’alchimista porta con se il Laboratorio. Il Laboratorio è composto da tutto ciò che l’alchimista ha dentro di se, nonchè dall’ambiente che ovunque lo circonda, Per essere precisi quindi, il Laboratorio coincide con l’intero Universo.

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