La Luce

el linguaggio e nei rituali massonici ricevere la luce è essere ammessi all’iniziazione. Dopo aver partecipato al rito, con gli occhi bendati, e aver prestato giuramento, il neofita con gli occhi finalmente scoperti è abbagliato dal chiarore della luce improvvisa, egli riceve la luce materiale, vicaria di quella animica. Tutti i membri della Loggia dirigono verso di lui la punta della loro spada. La Luce è data dal Venerabile per mezzo della spada fiammeggiante, simbolo ben noto del “Verbo”. Dare la luce è un rito che si celebra all’apertura di una seduta: il Venerabile è il solo a tenere un lucignolo acceso. Egli dà la luce ai due sorveglianti e con questo ognuno accende il cero posto sul pilastro. Infine, quando è introdotto un dignitario massonico, il Maestro delle cerimonie lo dovrebbe precedere portando una stella che rappresenta la luce che il visitatore dona alla Loggia (Servier J., L’uomo invisibile Milano 1972 ) Questa luce, alla quale si riferiscono così spesso i riti, non è altro che la conoscenza trasfigurante che i massoni hanno il dovere di acquisire.

La celebre Tavola di smeraldo, attribuita a Ermete Trismegisto, ma scritta probabilmente da Apollonio di Tiana che per secoli fu considerata come la “tavola della legge” dagli alchimisti e dagli ermetisti, evoca in questi termini la creazione del mondo: «La prima cosa che apparve fu la luce della parola di Dio. Essa generò l’azione, dall’azione al movimento e da questo al calore». Per Jacob Boehme la luce trae origine nel fuoco, ma «il fuoco è doloroso mentre la luce è amabile, dolce e feconda.» (Mysterium Magnum, 5,1). Questa Luce Divina che Jacob Boehme associa a Venere è il risveglio del desiderio e dell’amore realizzato dopo che l’essere ha subito la purificazione del fuoco. Questa luce contiene la rivelazione perché «nella luce vi è un Dio misericordioso e buono e nella forza della Luce, egli si chiama, prima di ogni altra proprietà: Dio, ed è perciò Il Dio Rivelato» (Mysterium Magnum, 2,10).

Questa accezione mistica, la glorificazione della luce, è totale. Essa diviene un’Epifania (apparizione) in cui la qualità sensibile è così forte che senza avere bisogno di incarnarsi in una forma, Dio vi si rivela, la fa Manifestazione in opposizione alle Tenebre.

La luce è amore, perché la luce sì libera del fuoco, così come il desiderio di amore si libera della volontà di Dio. Notiamo che nei primi secoli della Chiesa il battesimo si chiamava “Illuminazione” così come testimonia in particolare l’opera dello Pseudo Dionigi Aeropagita.

Nei “Rotoli del Mar Morto”, rinvenuti a Qumrán, che era sede una comunità essenica, si parla della guerra dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre. Gli eletti, predestinati ad appartenere alla luce, e gli altri la cui patria sono le tenebre.

Tutta la storia del mondo e degli uomini è vista da allora come il campo chiuso in cui si affrontano gli eserciti dei due capi supremi: il Dio della luce e Satana (o Belial, Mastema…) principe delle tenebre.

 

Nel Vangelo di Giovanni, è evidente una simile concezione, accuratamente cristianizzata. Non si parla forse della luce che le tenebre non possono, né vogliono ricevere? (Giovanni 1, 4-5, 10). La gnosi allargò il campo strettamente morale di questo simbolismo speculando sull’antagonismo di una luce celeste primordiale e di una potenza sovrannaturale delle tenebre. Il mondo sensibile è un’impostura delle tenebre che cercano di rapire la luce ma non possono che imprigionarne dei riflessi nella materia. Per questo, gli eletti, quelli nei quali risiede una scintilla della luce divina, devono mettere in opera ogni cosa per respingere e annullare l’impresa del corpo, al fine così di ritrovare la loro vera natura essenzialmente divina e luminosa.

La luce è il simbolo patristico del mondo celeste e dell’eternità. Le anime, separate dal corpo, saranno secondo San Bernardo di Chiaravalle, sprofondate in un oceano immenso di luce eterna e di eternità luminosa. Il polo della luce è mezzogiorno, che è, in senso simbolico, «l’istante immobile,… l’ora dell’ispirazione divina… l’intensità luminosa del cospetto di Dio»,(Davy M., Trattato della vita solitaria, Parigi 1946, pag. 52,160).

Il senso simbolico della luce è nato dalla contemplazione della natura. La Persia, l’Egitto, tutte le mitologie antiche hanno attribuito una natura luminosa alla divinità. Tutta l’antichità rende questa stessa testimonianza: Platone, gli stoici, gli alessandrini e anche gli gnostici. Anche Sant’Agostino rielabora le influenze neoplatoniche concernenti la bellezza della luce. La Bibbia ne segnalava già la grandezza. Il Verbo non è detto anche lumen de lumine? La luce è Dio (vedi la prima Epistola di san Giovanni).

Il neofita con gli occhi finalmente scoperti è abbagliato dal chiarore della luce improvvisa, simbolo della “altra luce”. Scrive Saint Martin: “La luce del vero sole deve essere percepita senza rifrazione, cioè senza intermediario deformante, ma per intuizione diretta: tale è il carattere dell’illuminazione iniziatica. Questa conoscenza immediata, che è come la luce solare si contrappone alla luce lunare che, essendo riflessa, raffigura la conoscenza discorsiva e razionale”.

Inoltre la posizione dell’apprendista, nell’angolo nord-est della loggia, è fortemente simbolica. Essa infatti è la posizione meno illuminata, ma è anche la posizione del sole prima di sorgere essa allude alla grande potenzialità in cui si trova l’iniziato.

Per il massone, l’esperienza iniziatica della luce si presenta sotto il duplice aspetto che riguarda insieme, sia una presa di coscienza progressiva del mondo che lo circonda, -nella quale egli comincia a discernere la sua parte di illusione- Sia in quello di un improvviso sconvolgimento dell’essere che opera così una conversione. E’facendolo uscire da un universo profano e da una situazione storica condizionata per metterlo in cerca della verità e della luce dello spirito, di cui è il portatore. Il neofita sincero e ricettivo riceve al momento dell’iniziazione quella luce che produce in lui una frattura con il suo vissuto interiore, e gli svela o gli rivela più chiaramente di prima, il mondo sacro della libertà e dello spirito.

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