Le Tre Melagrane

ediamo ora gli altri elementi simbolici del Tempio. Sulla colonna di sinistra contraddistinta dalla lettera B sono presenti tre melagrane.

La melagrana è un simbolo di fecondità, di discendenza numerosa: nell’antica Grecia è un attributo di Era e di Afrodite e, a Roma, l’acconciatura delle spose era fatta di rami di melograno. In Asia, la melagrana aperta è un segno di buon augurio.

La mistica cristiana traspone il simbolismo della fecondità sul piano spirituale e per questo san Giovanni della Croce considera i semi di melagrana simbolo delle perfezioni divine nei loro innumerevoli effetti; a cui aggiunge la rotondità del frutto – espressione dell’eternità divina – e la soavità del succo – il godimento dell’anima che ama e conosce. La melagrana rappresenta infine «i più alti misteri divini, i giudizi più profondi e le più sublimi grandezze» (Cantico dell’anima). I Padri della Chiesa hanno visto nella melagrana un simbolo della Chiesa stessa: «Come la melagrana contiene sotto un’unica scorza un gran numero di semi, cosi la Chiesa unisce in una sola fede popoli diversi» (de Tervaren Guy, Attributs et symboles dans l’art profane, Ginevra 1959, pag.204).

Il seme di melagrana avrebbe avuto, nell’antica Grecia, un significato legato alla colpa. Persefone racconta alla madre, come essa fu sedotta suo malgrado: «egli mi ha messo di nascosto in mano un cibo dolce – un seme di melagrana – e mio malgrado, mi ha costretta a mangiarlo» (Inno omerico a Demetra). Il seme di melagrana consacrato agli inferi è un simbolo delle dolcezze malefiche: per averlo mangiato, Persefone passerà un terzo dell’anno «nell’oscurità brumosa e gli altri due presso gli Immortali». Nel contesto del mito, il seme di melagrana potrebbe significare che Persefone ha ceduto alla seduzione e meritato così la punizione. D’altra parte, assaggiando il seme di melagrana, essa aveva rotto il digiuno che era la legge degli Inferi: chiunque prendesse del cibo non poteva ritornare tra i vivi. Solo grazie a uno speciale intervento di Zeus, Persefone divise la sua esistenza fra i due mondi.

I sacerdoti di Demetra a Eleusi, gli ierofanti, «erano incoronati di rami di melagrano durante i Grandi Misteri», la melagrana stessa, frutto sacro che aveva fatto perdere Persefone, era rigorosamente proibita agli iniziati perché, «simbolo di fecondità, ha il potere di far scendere le anime nella carne» (Servier J. Le portes de l’année Parigi 1962, pag.119, 144). Il seme di melagrana mangiato dalla figlia di Demetra l’aveva votata agli Inferi e, attraverso una contraddizione del simbolo, condannata alla sterilità; la legge permanente degli Inferi prevaleva sull’effimero piacere di aver assaggiato la melagrana.

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