Lo Scheletro

resente alle spalle del candidato o raffigurato schematicamente nello specchio come teschio, è di solito considerato la personificazione della morte e talvolta del demonio. Nell’alchimia è simbolo del nero, della putrefazione, della decomposizione, colore e operazioni che preludono alle trasmutazioni. Esso non rappresenta una morte statica, uno stato definitivo, ma una morte dinamica, se così si può dire, annunciatrice e strumento di una nuova forma di vita. Lo scheletro, è a volte raffigurato con il sorriso ironico e l’atteggiamento pensoso, rappresenta simbolicamente il sapere di colui che ha varcato la soglia dell’ignoto e che ha conosciuto con la morte i segreti dell’aldilà. La sua comparsa nei sogni indica l’imminenza di un avvenimento importante che trasformerà la vita, rompendo la consuetudine, di cui il soggetto avverte con angoscia la prossima scomparsa senza sapere ancora che cosa gli succederà. Questo tipo di sogno è indice di progresso nel percorso massonico.

 

Nell’Antichità, come ci dice Apuleio (scrittore romano autore tra l’altro del racconto iniziatici: “l’asino d’oro”), erano diffusi sigilli o statuette raffiguranti uno scheletro, che servivano a operazioni magiche. Questi scheletri erano considerati immagini di Mercurio (Hermes), dio psicopompo, o guida delle anime, che godeva dei privilegio di poter discendere agli Inferi e di risalirne, così come di guidare le anime dei defunti. Potremmo vedervi in questo un tentativo di identificazione simbolica del morto con il dio affinché il primo partecipi dello stesso privilegio di poter uscire dagli Inferi o, inversamente, affinché il secondo consacri e conduca quella persona agli Inferi.

 

Nel Satiricon di Petronio uno scheletro d’argento dalle articolazioni mobili fa la sua apparizione in un banchetto come simbolo non più di un dio o di un morto particolare, ma come simbolo della morte in generale e della brevità della vita. La vista dello scheletro nel corso della festa doveva eccitare i convitati a godere più intensamente gli istanti effimeri del piacere. Lo scheletro che faceva la sua comparsa nel corso delle agapi non era un’eccezione nell’antichità, non più delle danze macabre nell’arte medievale. (Vedi Bergman, Il Settimo Sigillo).

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