Il Maglietto del venerabile

enché le tre luci abbiano ognuno un maglietto, la simbologia è riferita soltanto a quello del Venerabile.

Secondo la simbologia massonica «il maglietto è il simbolo dell’intelligenza che agisce e persevera; essa dirige il pensiero e anima la meditazione dell’uomo che, nel silenzio della coscienza, cerca la verità. In questa prospettiva, è inseparabile dallo Scalpello che rappresenta il discernimento, senza l’intervento del quale lo sforzo sarebbe vano, se non pericoloso». Il maglietto «raffigura anche la volontà che esegue: è l’insegna del comando impugnato dalla mano destra, il lato attivo, che si collega all’energia agente e alla determinazione morale da cui deriva la realizzazione pratica» (Boucher Jules, La simbologia massonica, Roma, pag. 11). E’ il simbolo dell’autorità del Maestro nel corso delle sedute massoniche.

Diversa è la simbologia del maglietto che colpisce, questo è simbolo della folgore e del fuoco. Ed indica la potenza divina, destinata a spezzare e a sciogliere gli ostacoli alla sua manifestazione.

Il martello-maglietto è anche l’utensile di Efesto (Vulcano) il dio zoppo della forgia. Assimilato al “Vajra”, il fulmine, esso è sia creatore sia distruttore, strumento di vita e di morte. Simbolo di Efesto e dell’iniziazione cabirica (metallurgia), il martello rappresenta l’attività formatrice o demiurgica. Quando colpisce lo scalpello, il mazzuolo indica il metodo, la volontà spirituale che mette in moto la facoltà conoscitiva, ritaglia idee e concetti e stimola la conoscenza precisa. In certe società, il martello forgiato ritualmente è efficace contro il male, gli avversari, i ladri, svolgendo così un ruolo di protezione attiva e magica. Nell’iconografia indù, almeno quando è attribuito a Ghantákarma, è anche distruttore del male (Burckhard T. Art and Thougt, London 1947, – Devoucoux Mgr., Etudes d’Archeologie traditionnelles Paris 1957, – Eliade M. Forgerons et alchimistes Paris 1956, -Mallmann M.T. De les enseignement iconographiques de l’Agni Purana, Paris 1963).

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