La Basilica Pitagorea

 

La simmetria è morte, l’asimmetria è vita e creazione.

a Basilica sotterranea è situata nel Piazzale Labicano, fuori Porta Maggiore qui nel muro di sostegno della ferrovia è l’ingresso attuale alla basilica. Il suo ingresso vero non è stato ancora esplorato. La costruzione è inglobata a 18 metri sotto il piano della ferrovia Roma-Napoli. La Basilica sotterranea Neopitagorica è stata edificata nella seconda metà del I secolo a.C., Il Neopitagorismo a Roma è databile dal III secolo a.C., la massima fioritura nell’Urbe si ha dal I secolo a.C. e termina ufficialmente nella metà del I secolo d.C. a seguito dell’Editto di Costante (341 d.C.). L’edificio fu fatto costruire dal Triumviro M. Licinio Crasso, all’interno dei suoi possedimenti; in questa stessa zona fece costruire anche un Tempio a Minerva Medica, nè stata infatti ritrovata la statua col serpente ai piedi, insieme a molte altre. La zona era adibita a necropoli ed al culto, e gli Horti erano appartenuti alla Gente Statilia, con cui Licinio Crasso intrecciava rapporti di parentela. Il misticismo degli Statilii era ben noto e confermato anche dal ritrovamento di un’urna funeraria con raffigurazioni del Culto Eleusino e dall’appellativo di “Mystes” dato ad un loro Liberto ed ad un loro figlio deceduto. Inoltre Cicerone (“De nat. deor. II 61″) sull’Esquilino avanti Porta Prenestina (Porta Maggiore) Atilio Calatino aveva fatto elevare un Tempio alla divinità “SPES” (La Speranza) che diede il nome alla contrada “ad Spem veterem”. La Basilica Pitagorea. Questa preziosa costruzione basilicale sotterranea, fu edificata per volere ed esigenza di un gruppo di 28 Aristocratici Fratelli, (tale era il numero indispensabile per erigere un tempio pitagoreo), appartenenti ad una Agape Neopitagorica che annoverava tra gli adepti anche il Senatore Statilio Tauro, oltre al Senatore Publio Nigidio Pigulo che ne fu il fondatore. Publio Nigidio Figulo, era un politico e grande erudito. Scrisse di grammatica, astrologia e di teologia. La prima Agape neoplatonica a Roma, fu fondata da lui. Va rilevato che nella navata sinistra, contro il pilastro centrale, sono modellati a stucco due profili di teste o ritratti, e nel pilastro della navata destra è effigiato un terzo ritratto. Il dato appare singolare in un Luogo Misterico; è probabile che i ritratti appartengano ai Neopitagorici che furono i promotori della costruzione della Basilica. L’elevazione della Basilica è attuata in una epoca in cui storicamente avviene la penetrazione, a Roma, della dottrina filosofico-misterica-pitagorica. Questo per merito, tra gli altri, di Scipione l’Africano, e trova nel poeta e filosofo Ennio, il banditore dell’etica e del Pensiero di Pitagora. Tra il 298 e il 290 a.C. era stata infatti eretta nel Foro Romano una statua a Pitagora, come “al più savio di tutti i Greci”, distrutta nel 181 a.C. con l’approvazione del Senato, su proposta del Pretore Q. Petilio, dopo la scoperta, sotto il Gianicolo, di sette libri che trattavano di filosofia e dottrina pitagorica.

La Basilica PitagoreaIl contenuto dei rotoli attribuiti a Numa, venne ritenuto sovvertitore della religione di Stato, e perciò, gli scritti furono bruciati nel Foro, davanti al Popolo. Oltre al filosofo Ennio ed a Cicerone, nel periodo della passione mistica, il grande teorizzatore della corrente filosofico-misterica neopitagorica a Roma fu Posidonio di Apamea che fuse su basi filosofiche il dualismo Dio-Natura, Anima-Corpo, contrapposto al monismo provvidenziale e fatalista degli Stoici. Veniamo ora alla descrizione del luogo: La Basilica è preceduta da un Vestibolo a pianta quadrata, (metri 4 x 4), con un lato leggermente più corto con pavimento a tasselli bianchi e neri ed un pozzetto al centro. Nella parete a nord si apre un corridoio di accesso che sale ad angolo retto verso il piano di campagna (rimasto conglobato parzialmente nel muro attuale costruito nel 1951/52, che isola la Basilica dal lato nord). Le pareti sono decorate da stucchi e da pitture, mentre le copertura, che è a volta a tre vele e anch’essa decorata, presenta un lucernario che ora è occluso ma serviva a dare luce all’aula basilicale attraverso una apertura situata sopra l’ingresso che immette nella Basilica, illuminando la navata centrale (orientamento est-ovest). L’illuminazione solare dal lucernario, avveniva verso il tramonto, in coincidenza con l’inizio dei Lavori Pitagorici, investendo alle spalle gli Adepti che erano rivolti ad est verso l’abside. Si ritiene che l’apertura esterna del Lucernario avesse anche una funzione Rituale, in quanto utilizzata per le Iniziazioni. L’iniziato entrava in quello che simboleggiava una “grotta sotterranea” per compiere i Viaggi Rituali, nella “Casa della Filosofia”. La Basilica è a pianta rettangolare (metri 12 x 9 circa) con tre navate a volta a botte, divise da tre pilastri per parte, su cui insistono quattro archi a sesto ribassato. All’ingresso, sul pavimento, è tracciata la superficie dell’Ara Rituale; in fondo vi è un’abside di metri 1,50 di raggio (nel mezzo si notano i segni della cattedra del Magister), alla base c’è un vano dove furono trovati i resti ossei di un maiale e di un cane. Presso i pitagorici, non era ammesso il sacrificio di animali, in ragione della credenza nella reincarnazione (Metempsicosi), anche se nella decadenza alcuni Neopitagorici lo accordarono solo per il maialino da latte (contaminazione del culto di Persefone) e per i galletti (Pecudes), Il sacrificio del maiale (Robigalia) è legato al rito purificatore del Luogo, e quello del cane era come una cintura protettiva contro gli spiriti del male, in base alle Leggi che servivano di norma per tutte le fondazioni di Templi o luoghi di Culto elevati fuori le mura di Roma. La Basilica sotterranea è orientata da est (Abside) ad ovest (vestibolo). All’atto del ritrovamento non presentava tracce di decadenza o di lenta manomissione, ma piuttosto l’aspetto di abbandono a seguito di un decreto di confisca o proibizione.

La Basilica Pitagorea Secondo alcuni studiosi, l’abbandono del Luogo di Culto da parte dei Neopitagorici, è avvenuto a seguito del suicidio del Senatore Statilio Tauro (53 a.C.) che preferì darsi la morte invece di attendere la condanna imperiale davanti a Claudio. L’accusa di “riti magici”, fu tramata dalla moglie di Claudio, Agrippina, che aveva interesse al possesso degli Horti Tauriani situati nella zona Esquilina, a confine con il Castro Pretorio. La confisca degli Horti Tauriani avvenne però in favore del Demanio Imperiale. La decorazione della Basilica è stata eseguita a stucchi da artigiani esperti, aventi quali soggetti alcuni argomenti tratti dalla mitologia greca, con significati analogici ai concetti pitagorici. Gli stucchi, di pregevole fattura e qualità iconografica, stanno disposti sulla volta del Vestibolo, della navata centrale, lungo le pareti delle due navate laterali disposti su cinque fasce sovrapposte, sui pilastri e sulle pareti brevi contigue all’abside. Qui nell’abside si trova, a destra, Saffo con la Lira che scende da uno scoglio (una Saffo idealizzata, il cui mito significa la liberazione dell’anima dal peso della materia attraverso il processo di purificazione per entrare nella vita ultraterrena), a sinistra in alto, Apollo con l’arco e in mezzo, nel mare, un La Basilica PitagoreaTritone che tiene steso un drappo ricurvo per ricevere Saffo sospinta da un Erote, per trasportarla sull’acqua, dove è presente un secondo Tritone che regge con la sinistra sulla spalla un grande remo e soffia una buccina; su un secondo scoglio, un giovane dal torso inclinato si regge la guancia poggiandola sul palmo della mano. Al disotto del catino dell’abside una Vittoria alata con palma e corona. Scene di ratto, Amorini, Candelabri e Vittorie, poi Attis (simbolo dell’oltretomba), Baccanti, Meduse, Nereidi, Grifoni, Sfinge, Dionisio, Demetra, Ercole, Dioscuri, Ganimede, Leucippidi, scene di Palestra e di Scuola (Iniziatiche), scene campestri, la liberazione di Esione, palmette, oranti, e infine l’Aquila. Il Tema simbolico ed emblematico del grande anno, di origine antichissima, e sviluppato dai Pitagorici dice che l’Anima umana è emanazione del Sole, che al Sole deve ritornare dopo il ciclo delle nascite e delle morti e l’Aquila è il veicolo sul quale compirà l’ultimo viaggio. All’Aquila è anche associata una Corona, premio per la Lotta della Vita; la tiene l’Aquila che per mezzo di Essa raggiunge nel Sole il Premio della Vittoria. Il Sole sarà il trampolino di lancio per tornare al Dio “inconoscibile” la nostra dimora originaria. Nella tradizione mitriaca questo compito è svolto dal corvo, così come nelle tradizioni estremo orientali. All’interno della basilica sono raffigurate 28 urne come una sorta di percorso iniziatico, una specie di “via crucis”. Le 28 urne raffigurate, sono divise in quattro gruppi e rappresentano i fondamentali Viaggi Iniziatici ai quali sono riferiti i motivi degli stucchi sopracitati: 1) la Morte; 2) l’Iniziazione; 3) la Salvezza; 4) l’lmmortalità.

La Basilica PitagoreaLa Basilica è sotterranea perché conforme alla Ritualità e alla Tradizione pitagorica. Pitagora, sbarcato nella Magna Grecia, aveva cominciato il suo percorso iniziatico scavando una grotta, dove vi si era rinchiuso, dichiarando, dopo che ne fu uscito, di essere disceso nell’Ade. La Grotta sotterranea dell’isola di Samo era definita dallo stesso Pitagora la “Casa della Filosofia”. La forma architettonica della Basilica è connessa alle ragioni neopitagoriche. Un’attenzione particolare merita l’impianto architettonico-planimetrico. Nel pavimento, la decorazione alla base dei sei pilastri, del perimetro dell’Ara l’incassatura delle quattro mense e le sezioni dei pilastri, evidenziano un tracciato e un allineamento “Asimmetrico”, che non è deformazione ottico-prospettica, ma uno sviluppo progettuale determinato secondo la Geometria Pitagorica, riferita alla “Sezione Aurea” e al “Rettangolo Aureo”. La Sezione Aurea e il Rettangolo Aureo, avevano un ruolo nello sviluppo delle linee architettoniche e di tracciato nelle progettualità egiziane (Piramide di Cheope), greche (la facciata del Partenone), della Magna Grecia (Tempio di Cerere a Pestum) e dell’antica Roma (pianta del Pantheon). Questi schemi geometrici erano proporzionali a risultati numerici e al più perfetto esempio del corpo umano; trasposizione nel campo della forma geometrica del concetto di Macrocosmo (Universo) e di Microcosmo (l’Uomo).

La Basilica Pitagorea Per i Pitagorici l’Uomo era associato al Pentagramma Stellato o Stella a cinque punte; oltre che come Simbolo Misterico, divenne oggetto di analisi geometrico-numerica. L’asimmetria planimetrica riscontrata nelle tre navate è il prodotto Armonico della Sezione Aurea, mentre la planimetria complessiva (Basilica e Vestibolo) è il prodotto Geometrico del Rettangolo Aureo applicati dagli Architetti Neopitagorici. La basilica era edificata sulla base dei numeri sacri che traducono in termini geometrici i principi della Creazione. Questo sistema asimmetrico non era usato qui la prima volta, lo ritroviamo nel tempio di Luxor in Egitto, dove la deviazione dell’asse di costruzione simboleggia inoltre la voluta rottura di simmetria tra due realtà dello spirito e della materia. Anche le cattedrali gotiche vennero costruire secondo le regole della Divina Proporzione, del numero d’oro. Quegli apparenti piccoli errori come il non perfetto allineamento della navata con il coro sono ora spiegabili, ed inoltre era sottolineata la rottura tra la navata, luogo di credenza, e il coro luogo di conoscenza. Pitagora affermava che la simmetria è morte, e l’asimmetria è vita e creazione.

La basilica rappresenta quindi un inno alla vita ed al creato. C'è chi ha sostenuto che l’asimmetria della colonne sia dovuta al fatto chè si è usato un metodo costruttivo particolare, scavando nel tufo una sorta di trincee usate poi come stampo o casseforme per il getto delle murature.

La Basilica PitagoreaPossiamo rispondere che queste asimmetrie sono rilevabili solo qui e che questo sistema sarebbe andato bene per calcestruzzo e cemento armato, ma i romani non usavano questi metodi, bensì mattoni e muri a tufo. Per quanto attiene alla Ritualità, che si svolgeva nella Basilica, essa consisteva di varie fasi che però cominciavano sempre con riti di purificazione ed Abluzioni, come è dimostrato dalle incassature nei pilastri che contenevano sei anfore (raffigurate in stucco sulle navatelle, con accanto una palma e, un ramoscello per aspersione). I Neopitagorici si riunivano in Agape Fraterna in onore a Zeus Soter (patrono di ogni Esistenza), Ercole (la Forza della Natura), ai Dioscuri (l’Armonia dell’Universo), consumando in fraterna compagnia: vino, pane, focacce, legumi e carne di animali sacrificati (il porcellino da latte e i galletti), ad esclusione di fave, pesci, uova e visceri. Nella Basilica queste Agapi si svolgevano sulle quattro mense che stavano tra i pilastri, di cui, nel pavimento, è rimasta l’incassatura. Piccole mense dalla forma di quelle raffigurate negli stucchi; dovevano sedere a mensa non più di sette Fratelli per mensa, e cioè in tutto 28 (numero caro a Pitagora) che corrisponde alle 28 tombe raffigurate a stucco sulle pareti.

La Basilica PitagoreaOltre alle Agapi si sviluppavano esercizi e pratiche rituali. Il più giovane degli Adepti leggeva un brano relativo alla Filosofia Neopitagorica; seguiva una libagione di vino e un discorso, tenuto dal Magister (seduto in Cattedra, Posta nell’abside) a chiusura dei Lavori, che riassumeva i Precetti Pitagorici: rispetto della Vita, astensione dalla Violenza, obbedienza alla Legge, amore del Prossimo, adorazione delle Divinità. L’abside rappresenta e riassume la Meta Finale della Vita di ogni Uomo Libero e di Buoni Costumi, in particolare la Vita e la prassi misterica del Neopitagorico, che rende I’uomo divino e degno di assurgere al concilio degli Dei. La ragione e i sensi non sono le uniche fonti della cognizione dell’Uomo; tra anima e corpo vi è un netto dualismo: la sede naturale dell’anima è quella celeste, alla quale, dopo un periodo più o meno lungo passato nel “carcere” corporeo, essa deve ritornare. Dunque, una filosofia misterica la cui penetrazione e diffusione in Roma, è databile al III secolo a.C, ma la cui massima fioritura si ha dal I secolo a.C. alla prima metà del I secolo d.C. La Basilica sotterranea Neopitagorica di Porta Maggiore si configura quindi come lo splendido Tempio al Pensiero di Pitagora.

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