La Squadra e il Compasso

ell’ambito di un linguaggio iconografico convenzionale, il compasso è stato da noi considerato l’emblema delle scienze esatte, del rigore matematico, di fronte alla fantasia immaginativa, alla poesia. La nozione di regola, e di rettitudine, è d’altra parte alla base dell’ideogramma cinese “kuei”.

Tanto nell’esoterismo occidentale che nell’antica Cina, il compasso – generalmente associato alla squadra- è un importante simbolo cosmologico: esso serve a misurare e a tracciare il cerchio, mentre la squadra serve a tracciare il quadrato. Dicono i filosofi della scuola dei legisti: «Nella squadra e nel compasso si trova la perfezione del quadrato e del cerchio».

Un disegno di William Blake, intitolato “il Vecchio dei Giorni misura il tempo”, rappresenta un vecchio nel disco solare, che tende verso il mondo un immenso compasso. Coomaraswamy e Guénon hanno accostato questo simbolo alla misura o determinazione dei limiti del Cielo e della Terra, di cui parla il Veda, e hanno evocato il ruolo dell’architetto celeste Vishvakarma, come anche quello dei Grande Architetto dell’Universo massonico.

Il compasso rappresenta la ragione, la logica, la materia, la disciplina, l’ordine, la rettitudine; la squadra a braccia uguali rappresenta l’equilibrio tra la verticale e l’orizzonte, la squadra a braccia disuguali, detta pitagorica, rappresenta la possibilità di armonizzare la proporzioni.

Dante ha cantato il Dio Architetto: «Colui che volse il sesto / allo stremo del mondo, e dentro ad esso / distinse tanto occulto e manifesto» (Dante:Paradiso, 19, 40-42).

Il compasso è stato interpretato come l’immagine del pensiero che disegna o percorre i cerchi del mondo; tracciando le immagini del movimento ed essendo mobile esso stesso, il compasso è diventato il simbolo dei dinamismo costruttore, l’attributo delle attività creatrici.

In Occidente come in Cina, il compasso e la squadra evocano rispettivamente il Cielo e la Terra. Il Maestro massone, posto «fra la squadra e il compasso», svolge un ruolo di mediatore simile a quello dello ieri taoista. In Occidente, il compasso e la squadra sono attribuiti rispettivamente alle due metà – maschile e femminile – dell’Androgino ermetico (Rebis), corrispondenti al Sole e alla Luna; in Cina, li si attribuisce a Fu-hsi e Niú-kua, che sono i principi maschile e femminile della manifestazione. Tuttavia, quando Fu-hsi e Niú-kua sono uniti, i rispettivi attributi si invertono o, più esattamente, sono scambiati. E la raffigurazione della ierogamia, la sintesi ricostituita dello yin e dello yang, in cui la figura yang porta l’attributo yin e viceversa, allo stesso modo che nella rappresentazione del T’ai-chi, la metà yang include un punto yin e la metà yin un punto yang.

Più prosaicamente, l’espressione compasso e squadra (kuei-chin) indica i buoni costumi e il giusto ordine, ne fa l’armonia complementare delle influenze celesti e terrene.

Notiamo anche che, conformemente al simbolismo del cerchio e del quadrato, il compasso è più specificamente in rapporto con la determinazione del tempo, la squadra con quella dello spazio, indicato in Cina dal carattere kin, antica squadra usata per le misure spaziali.

Il compasso e la squadra sono stati, durante il Medioevo, gli emblemi di molte corporazioni. La Corporazione, ha notato Guénon, impediva di portare il compasso solo ai calzolai e ai fornai. Tutte le altre avevano nel loro stemma, la squadra ed il compasso. (Granet M., Danses et légendes de la Chine ancienne, Paris 1926).

L’angolo di 90° riproduce la squadra, ma noi sappiamo che la squadra è il simbolo della materia, il compasso è il simbolo dello spirito e del suo potere sulla materia. Il compasso aperto a 45° indica che la materia non è completamente dominata, mentre l’apertura a 90° realizza integralmente l’equilibrio fra le due forze. Il compasso diventa squadra giusta» (Boucher Jules, La simbologia massonica, Roma,).

Le posizioni relative del compasso e della squadra manifestano così i diversi stati nei quali si trova l’Operaio in rapporto alle forze materiali e spirituali: se la squadra è posta sul compasso, la materia domina lo spirito; se i due strumenti si intersecano, le due forze si equilibrano; se il compasso è posto sulla squadra, questo è segno di un dominio spirituale; se infine l’apertura del compasso coincide con quella della squadra, si è realizzata l’armonizzazione suprema dei due piani, materiale e spirituale (Boucher Jules, La simbologia massonica, Roma,).

Si è fatto così del compasso, nell’iconografia tradizionale, un simbolo della prudenza, della giustizia, della temperanza, della sincerità, tutte virtù fondate sul senso della misura. Esso è diventato anche l’emblema della geometria, dell’astronomia (e della Musa Urania che la personifica), dell’architettura e della geografia, sempre perché esso è lo strumento della misura e, particolarmente, dei rapporti. Poiché Saturno, originariamente divinità agraria, contava fra i suoi attributi la misurazione delle terre, il compasso è anche attributo di Saturno, e poiché Saturno è anche il dio del tempo – zoppicante, triste e taciturno, un meditativo «alla ricerca dell’incognito, alla ricerca della pietra filosofale e dell’estrazione della quintessenza», il compasso è diventato simbolo della malinconia (Tervaren Guy de, Attributs et symboles dans l’art profane, Ginevra 1959, Pag.109-112).

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