La Tradizione dei Superiori incogniti

elle tradizioni antiche ogni popolo, ogni religione ogni confraternita, ha delle entità che guidano e proteggono l’evoluzione della tradizione. Nella tradizione sabea ad esempio esistono i “Veglianti” che guidano il popolo prescelto dal divino e vegliano sulla loro uniformità alla tradizione. Lo stesso dicasi per la tradizione ebraica dove degli angeli vegliano sull’umanità dal monte Tabor. Nella tradizione islamica il pellegrinaggio fatto a La Mecca comporta una cerimonia obbligatoria che consiste in dei giri rituali attorno alla Kaaba, la “Pietra Nera”, una genuflessione e un atto di adorazione al Signore. Questa cerimonia, racconta il Corano, veniva praticata dall’origine dei tempi dagli angeli e i mussulmani la praticano ora continuamente perchè questa cerimonia non deve essere fermata, pena gravi pericoli per tutti i buoni. In oriente, dove si crede che l’essere umano dopo un molteplice ciclo di nascite e di morti possa raggiungere un livello di evoluzione spirituale che lo collochi in uno stato quasi divino, è presente la tradizione maestri di grande levatura spirituale che dopo aver terminato il ciclo delle esistenze scelgono di non ricongiungersi con l’assoluto ma di rimanere sulla terra materialmente presenti ed in luoghi appartati per aiutare l’umanità nella sua evoluzione. Nel Tibet il monaco che riceve l’iniziazione fa un solenne giuramento che lo impegna per l’eternità nel momento in cui dovesse raggiungere la liberazione dalla catena delle esistenze egli non si tufferà nel Nirvana ma rinascerà finchè ogni essere vivente non abbia raggiunto a sua volta il Nirvana.

Secondo la tradizione tibetana, l’emanazione divina al momento della creazione si è divisa in sette raggi diversi, per cui tutto il creato è diviso in sette categorie diverse, anche l’umanità, ogni uomo ha perciò un suo sentiero per l’evoluzione spirituale; al vertice di questo sentiero ci sono sette maestri che hanno raggiunto il più alto livello evolutivo. Questa gerarchia spirituale aiuta l’umanità a crescere ognuno secondo le caratteristiche che gli sono peculiari influenzandoli al livello sottile. Nella tradizione indiana “Vedanta” le cose sono leggermente diverse perchè i raggi sono dodici ognuna con la sua gerarchia con a capo un maestro ma i dodici sono raggruppati a gruppi di tre con a capo quattro patriarchi che ha superato il livello umano e quello angelico, fino al punto, da essere una emanazione divina. Shankara che è considerato il Cristo indiano riformò la religione indiana inventando l’Induismo, l’ordine dei monaci “Swami”, lo Yoga e il Vedanta anche se le ultime due sono attribuite a due suoi discepoli. In particolare divise gli Swami in dodici rami e replicando la gerarchia celeste costruì quattro monasteri ai punti cardinali dell’India con a capo quattro patriarchi a cui prescrisse che si dovevano tributare gli stessi onori dei loro omologhi divini. Chiunque avesse intrapreso il sentiero iniziatici sarebbe dovuto entrare nel ramo dell’ordine che gli era affine e solo in quello. Ogni asceta man mano che progredisce sa di avere già un percorso prestabilito.

Questi concetti presenti nella tradizione indiana e tibetana arrivano a noi attraverso la simbologia mitriaca egizia e Sufi, ma anche dalla traduzione di testi indiani trascritti in arabo. Quindi riassumendo abbiamo una tradizione indiana, una tibetana, un’egizia, un’ebraica, una sabea, un’islamica, che concordemente ci racconta che dei maestri superiori più o meno incarnati, guidano i destini dell’umanità, a vari livelli di evoluzione. Ma come arrivano in Europa queste idee? Arrivano veicolate dalle tradizioni mistiche ed iniziatiche: la tradizione greco-alessandrina, la Kabalah ebraica, lo gnosticismo, ed il misticismo Sufi. Le strade sono varie, inizialmente ci sono gli scambi commerciali con l’impero ottomano, che adottava una politica di liberalismo religioso dovendo far coesistere popoli e religioni diverse. Successivamente le crociate iniziarono una trasformazione che doveva proseguire inarrestabile, l’entrata in contatto dei crociati con i religiosi islamici di Gerusalemme e non solo con loro, ma anche con gli Ebrei orientali avrebbe fornito gli strumenti per uno scambio fruttuoso per tutti, del resto l’influenza dei corti moresche in Spagna dove circolavano liberamente saggi cristiani, arabi, persiani, ebrei, avrebbe fornito la base per la mistica cristiana di Ramon Lullo o di Teresa d’Avila. Il sincretismo che ne deriverà prenderà un nome arabo “Al Chimia” semplicemente “La Chimica”. In Europa si comincia a parlare di Alchimia tanto, che persino padri della chiesa si sentono obbligati a scrivere sull’argomento, vedi San Tommaso d’Aquino e il già citato Lullo.

Il rinascimento farà da cassa di risonanza, Marsilio Ficino tradurrà i testi orientali ed alchemici, ma solo con Lutero si avrà un liberalismo religioso al punto che sì la diffusione di massa dell’Alchimia e la riorganizzazione delle varie confraternite iniziatiche. Ognuna vantando superiori occulti. Tra le varie confraternite fiorite in Germania ce n’era una molto antica che avrebbe avuto nel corso degli anni successivi una storia molto intensa, la Massoneria; in realtà non si chiamava ancora così ma da quello che ci dice il filosofo Lessing si chiamava semplicemente Mens dal vocabolo latino e tedesco che significa solo tavola o persone intorno ad un tavolo, il termine successivo inglese masons sarebbe una corruzione del nome originale da errata pronuncia. In questo cenacolo di alchimisti e di costruttori sarebbero nati vari movimenti tra cui il più importante è il movimento rosacrociano. La gran vitalità di questa confraternita era di rigenerarsi continuamente innestando nuovi germogli sul tronco iniziale, ma con la chiusura dell’esperienza rosacrociana, il movimento sentiva probabilmente esaurita la missione perciò fu deciso di uscire all’esterno. La nazione scelta per quest’operazione fu L’Inghilterra che si era guadagnata fama di nazione tollerante e liberale. I cenacoli si riunivano da secoli nelle taverne in giorni stabiliti, ma nel 1717 quattro logge si riunirono e proclamarono la fondazione di una Gran Loggia Unita.

Il fatto in sè apparentemente di scarsa rilevanza doveva incidere in seguito sui destini delle nazioni. Dandosi connotazioni spiritualistiche ed iniziatiche, la massoneria avrebbe dovuto far riferimento ad entità spirituali che avrebbero guidato l’Ordine, invece su quest’argomento fu mantenuto un assoluto riserbo in terra d’Albione. Questa tradizione è ripresa da Francis Bacon nel suo “Nuova Atlantide” in cui allude a una misteriosa isola in cui un popolo molto evoluto spiritualmente mandava di volta in volta degli emissari in Europa per suggerire a persone prescelte delle scoperte per far evolvere l’umanità. E diffondevano il segreto della ìpolvere di proiezione”. Ben diversa è la situazione sul continente, nel 1746 viene fondata la massoneria in Francia e di superiori incogniti si parlerà troppo ed a sproposito. La leggenda di cui gli occultisti avevano fornito lo schema fu sfruttata dal punto di vista puramente massonico dai differenti Sistemi “templari” che nacquero in Germania nell’ultimo terzo del XVIII secolo, ma tutti questi Riti conservarono non di meno un concetto specificamente ermetico, quello del Superiore Incognito. Un principio universalmente ammesso dagli adepti da almeno tre secoli era, infatti, che l’arte della trasmutazione era integralmente conosciuta soltanto da alcuni Saggi che se ne trasmettevano gli enunciati dai tempi più remoti. Per non esporsi alle persecuzioni degli uomini cupidi e dei potenti di questo mondo, che avrebbero tentato di strappargli i loro segreti per soddisfare le loro passioni, questi Saggi si dissimularono in un’ombra impenetrabile ma, per incoraggiare nelle loro ricerche gli adepti meritevoli, facevano pubblicare per loro dei trattati allegorici o indirizzavano loro, di volta in volta, degli emissari che andavano di paese in paese, di città in città, rendevano visita inopinatamente agli alchimisti isolati, comunicavano loro istruzioni, talvolta distribuivano loro qualche particella della pietra filosofale, poi sparivano misteriosamente come erano venuti. Si citavano nel XVII secolo tra questi inviati autori di trattati ermetici celebri come il Cosmopolita, Sendivogius e il Filalete e, nella stessa epoca, la leggenda rosacrociana parlava di Superiori anonimi che formavano un consiglio supremo che contava nove membri. Il mistero di cui si velarono le persone e l’attività dei Superiori supremi si giustificava solo con il motivo che invocavano gli alchimisti, quindi i Massoni Templari, che si occupavano soltanto in via accessoria delle scienze occulte, furono molto imbarazzati ogni volta che cercarono di determinare quali potessero essere questi capi enigmatici di cui la Massoneria aveva fino allora parlato e quale scopo perseguivano. La fede nell’esistenza del Superiore Incognito condusse i Sistemi templari tedeschi e svedesi a immaginare una nuova favola, di cui, come vedremo, restarono a lungo invischiati. Perchè dei gruppi massonici sedicenti Rosa-Croce cercarono di assicurarsi l’influenza su tutta la Massoneria scozzese rettificata pubblicando un apocrifo conosciuto dai Massoni sotto il nome di “Testamento di de Molay”,

titolo evocante il ricordo del testamento di Christian Rosenkreutz, che giocava un ruolo importante nella storia della setta, ed inoltre numerosi quaderni dei gradi templari che compongono un Sistema che datava dal 1775 e di cui gli autori erano evidentemente degli pseudo rosa-croce. Nel XXI secolo è opportuno lasciar scivolare nell’oblio i superiori incogniti vittima di eccessiva sovraesposizione nei secoli passati, e frequentemente agitati con motivazioni non troppo limpide, e nell’ambito dei giochi di potere.

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